Si, si, tranquilli, non mi sono dimenticata. So che aspettate di leggere qualcosa sulla Pasqua, come se il vostro buon senso avesse bisogno di qualche tiepida rassicurazione. Ebbene, cari buon sensi dei miei cari amici, nemici e navigatori ignoti, questa volta non verrò a parlarvi della stantia speculazione promossa dal pulcino kinder e dal coniglietto pasquale. In fondo, trovo giusto che queste festività scandiscano la vita dei bambini, che altrimenti si annoierebbero durante i lunghi mesi invernali. Io, dopo il Carnevale, chiedevo sempre alla mamma quanti giorni mancassero per la Pasqua. E dopo la Pasqua, chiedevo quando arrivasse l’estate. Poi, con pazienza (di mia madre), si giungeva elettricamente al Natale.
La Pasqua, poi, è la festa degli ovettisti, gli amanti della cioccolata e delle brutte sorprese. Si aspetta trepidanti che il profumato guscio burroso a lungo covato dal supermercato si schiuda per via pugilistica, per poi trovarvi allegramente il portachiavi di Forza Italia in puro ferro dipinto a mano a Bangkok, o il calzascarpe di Veltroni – probabilmente usato. Se si è fortunati, si può addirittura scampare alla campagna politica, trovando utilissime miniature colorate di mucche e galline in plastica zecchina.
Io, conoscendomi, nell’uovo trovo soltanto il pelo.
In ogni modo, sappiamo che in realtà la Pasqua ci riporta a un serio e documentato evento storico. Trovo sorprendente che un uomo come tanti altri possa aver scatenato un tale rumore per la sua ordinaria morte. Molti sono morti prima di lui, e molti sono morti dopo. Tanti di questi sono anche morti innocenti, se è questo che gli si riconosce, e di pene analogamente umilianti e atroci. Ma nessuno è riuscito a riscuotere tanta fama. Eppure, quest’uomo non ha governato imperi, né tantomeno girato qualche colossal. Deve aver fatto qualcosa di ancor più strabiliante. Tuttavia, mentre su lady Diana leggiamo ancora bramosamente con quanti bambini africani abbia scattato fotografie e ci chiediamo se l’auto che l’ha mortalmente intrappolata fosse nero lucido o metallizzato, di quest’uomo nessuno vuole saperne niente. Perché? Chi era quest’uomo?
A ognuno l’ardua sentenza.
La Pasqua, poi, è la festa degli ovettisti, gli amanti della cioccolata e delle brutte sorprese. Si aspetta trepidanti che il profumato guscio burroso a lungo covato dal supermercato si schiuda per via pugilistica, per poi trovarvi allegramente il portachiavi di Forza Italia in puro ferro dipinto a mano a Bangkok, o il calzascarpe di Veltroni – probabilmente usato. Se si è fortunati, si può addirittura scampare alla campagna politica, trovando utilissime miniature colorate di mucche e galline in plastica zecchina.
Io, conoscendomi, nell’uovo trovo soltanto il pelo.
In ogni modo, sappiamo che in realtà la Pasqua ci riporta a un serio e documentato evento storico. Trovo sorprendente che un uomo come tanti altri possa aver scatenato un tale rumore per la sua ordinaria morte. Molti sono morti prima di lui, e molti sono morti dopo. Tanti di questi sono anche morti innocenti, se è questo che gli si riconosce, e di pene analogamente umilianti e atroci. Ma nessuno è riuscito a riscuotere tanta fama. Eppure, quest’uomo non ha governato imperi, né tantomeno girato qualche colossal. Deve aver fatto qualcosa di ancor più strabiliante. Tuttavia, mentre su lady Diana leggiamo ancora bramosamente con quanti bambini africani abbia scattato fotografie e ci chiediamo se l’auto che l’ha mortalmente intrappolata fosse nero lucido o metallizzato, di quest’uomo nessuno vuole saperne niente. Perché? Chi era quest’uomo?
A ognuno l’ardua sentenza.

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