Ieri, parlando con un amico, mi sono autonominata paladina della giustizia.
Ma d’altronde c’è bisogno di una paladina della giustizia nella mia città. Perugia, si sa, è la città dell’orrore. Famosa perché una studentessa inglese in Erasmus è stata inaspettatamente e crudelmente sgozzata da un’americana, un pugliese e un africano, mentre partecipava a un innocuo festino universitario orgiastico signoreggiato da droga e alcol (vergogna, perugini, vergogna). Poi c’è il neonato sgorbio acrobatico, eufemisticamente detto minimetrò, che si muove come una falce sopra le teste dei perugini salassati per incutere tutto il suo lento terrore nelle menti di grandi e piccini. Per non parlare dell’esagerata concentrazione dei dispettosi vigili-folletto, ormai estesi su tutto il territorio nazionale. I vigili-folletto si nascondono dentro le campane della raccolta differenziata, nei cassonetti e nei tombini in prossimità di tutti i parcheggi. Lì, attendono tutto il giorno cheti e silenziosi che andiamo a fare il biglietto dell’orario del parcheggio per correre a incollarci una multa sul cruscotto prima che torniamo (suvvia, dopo anni di allenamento marziale, dovranno pur sfoggiare il loro scatto del giaguaro N°4). Torniamo all’auto, c’è la multa, ma loro non ci sono, perché sono volati repentinamente nella loro campana, cassonetto o tombino (il più lento paga da bere – rigorosamente redbull). Così, se vogliamo contestare la multa dobbiamo andare a farci due giornate di fila e riempire sette pile di moduli in cui ci chiedono anche se pensiamo di cambiare sesso prima o poi e se abbiamo un nano di gesso di nome Eustachio in giardino.
Bene, tutto ciò per ringraziare il mio caro amico Mateo, che, dopo la mia autonomina di paladina della giustizia, mi ha fatto vedere la mia versione cartonata. Ne sono rimasta talmente folgorata che domani mattina uscirò di casa attaccata al tettino della macchina di Sumiko con un fioretto in bocca.
Ma d’altronde c’è bisogno di una paladina della giustizia nella mia città. Perugia, si sa, è la città dell’orrore. Famosa perché una studentessa inglese in Erasmus è stata inaspettatamente e crudelmente sgozzata da un’americana, un pugliese e un africano, mentre partecipava a un innocuo festino universitario orgiastico signoreggiato da droga e alcol (vergogna, perugini, vergogna). Poi c’è il neonato sgorbio acrobatico, eufemisticamente detto minimetrò, che si muove come una falce sopra le teste dei perugini salassati per incutere tutto il suo lento terrore nelle menti di grandi e piccini. Per non parlare dell’esagerata concentrazione dei dispettosi vigili-folletto, ormai estesi su tutto il territorio nazionale. I vigili-folletto si nascondono dentro le campane della raccolta differenziata, nei cassonetti e nei tombini in prossimità di tutti i parcheggi. Lì, attendono tutto il giorno cheti e silenziosi che andiamo a fare il biglietto dell’orario del parcheggio per correre a incollarci una multa sul cruscotto prima che torniamo (suvvia, dopo anni di allenamento marziale, dovranno pur sfoggiare il loro scatto del giaguaro N°4). Torniamo all’auto, c’è la multa, ma loro non ci sono, perché sono volati repentinamente nella loro campana, cassonetto o tombino (il più lento paga da bere – rigorosamente redbull). Così, se vogliamo contestare la multa dobbiamo andare a farci due giornate di fila e riempire sette pile di moduli in cui ci chiedono anche se pensiamo di cambiare sesso prima o poi e se abbiamo un nano di gesso di nome Eustachio in giardino.
Bene, tutto ciò per ringraziare il mio caro amico Mateo, che, dopo la mia autonomina di paladina della giustizia, mi ha fatto vedere la mia versione cartonata. Ne sono rimasta talmente folgorata che domani mattina uscirò di casa attaccata al tettino della macchina di Sumiko con un fioretto in bocca.
(Sumiko è mio padre, ma quella è un’altra storia)


Nessun commento:
Posta un commento