Avvertenze: questo inserto è tendenzialmente provocatorio. Non leggere se si è religiosamente sensibili. Può provocare escrescenze pruriginose, alterazioni del comportamento, effetti antimuscarinici, cloasma, collasso cardiocircolatorio, borborigmi intestinali, shock anafilattico.
Scherzo.
“Perché metti il dado in frigo se al supermercato sta sugli scaffali?”
- Mi chiese Alessandro, 8 anni, figlio di cari amici di famiglia.
Già, perché. Perché mia nonna lo teneva sempre in frigo, e se lo faceva lei, significava che era giusto così.
Penso a questa sua domanda mentre sento una voce belare fuori dalla mia finestra seguita da un pigro eco di mega lucciole. Bella cosa, la religione. Ce n’è per tutti i gusti e ogni tanto ne esce una versione nuova, a volte anche limitata, come il magnum algida. Ci sono i buddisti per i contorsionisti, i musulmani per i masochisti aggressivi, gli hare krishna per i ballerini calvi, gli scientology per i miliardari appassionati di fantascienza, i testimoni di Geova per i venditori ambulanti mancati ed emofobi, gli scintoisti per gli amanti della natura nostalgici del passato, i bambini di satana per gli autolesionisti fanatici di Manson, gli agnostici per gli irrisoluti impenitenti e gli insicuri, i darwinisti per i piccoli chimici e gli estimatori di scimmie, la Tatangelo per i gay, e i cristiani per i poveri. Perché ho detto per i poveri? Non so, rispondetemi voi. Troppo spesso si accetta ciò che viene detto senza chiedersi perché. Nel brano a cui i musulmani fanno appello, sta scritto che sono proibite le carni di cammello, cavallo, lepre, coniglio e maiale, ma non mangiano solo il maiale, perché ormai si è tramandato così e basta. Perché bisogna vestirsi da lucciole e fare pigramente l’eco a una voce che bela? Perché intossicarsi d’incenso? Perché raccontare i propri segreti a un uomo dentro una scatola di legno? Perché toccare freneticamente testa spalle e boh non so che altro quando si entra in una chiesa? Personalmente, sono una cristiana P/protestante perché un giorno qualcuno si è chiesto perché.
I bambini chiedono sempre perché. Smettono di chiederlo quando invecchiano. Fossilizzarsi nel sepolcro della tradizione, annichilire la mente nelle forme prefabbricate, aggrapparsi alla pesante ancora dell'abitudine, crogiolarsi nel tiepido brodo dell’ignoranza, abbuffarsi dell’insipido omogenizzato premasticato dai furbi.
Non smettiamo mai di mettere in discussione ciò che facciamo, ciò che pensiamo, ciò che seguiamo, ciò che sosteniamo. Quando smettiamo di chiederci perché, sopraffatti dalla paura di cambiare e dalla pigrizia di imparare, allora sì, diventiamo vecchi.
E i miei dadi sono in dispensa.
E i miei dadi sono in dispensa.




