giovedì 27 dicembre 2007

Another year has gone by

L’inarrestabile corso del tempo non è scandito dai 22 anni che oggi mi abbattono furtivamente la schiena come una mannaia assassina, ma da una serie di peculiari percezioni:

- trovo che a 60 anni un uomo sia ancora giovane;
- dico ai bambini che non rivedo da tempo: “ma quanto siete cresciuti!!”
- sto sviluppando una spiccata intolleranza nei confronti dei granelli di polvere, che mi urge aspirare repentinamente tramite qualche ordigno elettrodomestico ;
- non riesco a dormire se mio fratello non è rientrato a casa;
- sto ingrassando;
- impartisco consigli sensati;
- metto gli avanzi di pasta in lavastoviglie piuttosto che in frigorifero;
- dimentico i compleanni delle persone (mmm..questo però l’ho sempre fatto..);
- comincio a instaurare una relazione morbosa con la tenerezza e il calore del mio letto, che desidero ogni giorno più ardentemente;
- vorrei un figlio.

Povera me.

lunedì 24 dicembre 2007

Felice strafogata

Che i bambini credano a Babbo Natale, dimostra senz’altro tutta la fantasia del loro surreale mondo interiore. Quante ciotole di latte e cereali ho lasciato sotto l’albero per far ristorare l’adorabile nonnetto in vermiglio (ma non potevo lasciargli un panino alla mortadella o una bella fetta di Sacher? Volevo forse metterlo a dieta? O pensavo arrivasse per colazione? Chissà).

Ma che in Italia alcuni bambini credano che sia “Gesù Bambino” a portare i regali, dà dell’enigmatico. Gesù, dovrebbe tornare sulla Terra una volta all’anno sotto sembianze di neonato per portare la Play Station e Barbie Luce di Stelle ai nostri bambini. Chissà com'è che entra dentro casa poi. Gattonerà passando dalla porta? (no, no, un neonato non gattona… rotola?) Forse arriva in groppa all’asinello. O magari si teletrasporta… Ma dove li lascia i regali? Sotto l’albero, che è il simbolo più eclatante della tradizione pagana? Per coerenza, dovrebbe almeno lasciarli accanto al presepe. Poi, nel giro di circa tre mesi, dovrebbe crescere repentinamente per raggiungere i 33 anni e arrivare alla Pasqua. Bizzarro che non distribuisca anche le uova.

Un appello: travestiamoci da Babbo Natale, salmeggiamo al dio Consumismo, accendiamo i nostri alberi, scambiamoci pacchetti e bigliettini, intrecciamo ghirlande, baciamoci sotto il vischio, strafoghiamoci di cappelletti e panettoni, cantiamo Jingle Bells, ... ma evitiamo di coinvolgere Gesù in tutto questo. Sarà ben più felice se ci ricordiamo della sua nascita tutti gli altri giorni dell’anno e del fatto che il suo dono ce lo diede una sola volta.
Felice strafogata.

domenica 23 dicembre 2007

Duecentoventi e lodi



Io e mio fratello ci stiamo dedicando da qualche giorno all'idilliaca vita dei neolaureati. Telefonate, fotografie, regali, complimenti, auguri, amici, applausi, biglietti, pranzi, cene, brindisi e inseparabili allori. Ormai sembriamo dei fegatini.

Il nuovo appellativo di dottori ci rende ancora narcisisticamente euforici, mentre l’ebbrezza dell’ozioso far niente ci massaggia i neuroni affaticati dopo una lunga corsa. Mi trovo a sorridere anche nel sonno, ma credo sia dovuto a una momentanea paresi facciale.

Le voci della ragione ci dicono crudamente che si tratta solo dell’inizio di una strada tortuosa, faticosa ed esasperante. Siamo tutti dolorosamente d’accordo. Ma lasciateci crogiolare ancora qualche giorno al dondolio delle nostre profumate culle d’alloro.









mercoledì 19 dicembre 2007

TIMES TO REMEMBER

L’emozione nevralgica di questa principesca giornata di sole ha reso la scioltezza della mia lingua un puzzle di sillabe appena calpestato da un bambino isterico, perciò mi limiterò a ringraziare le persone che hanno reso questo giorno memorabile per me.

Tutte le persone che mi hanno telefonato, ma in modo speciale JENNIFER VARNEY, TERENCE HILL (da non crederci, eh?!?), ALVARO LUCARELLI, CLAUDIA EBANO, ANTONIO MARGIOTTA, lo zio MARCO BRUNACCI, e IL DOLCISSIMO MARIO.

Il Com. ANDREA RADICA e LUCA CURTO, per le loro preziose parole che riescono a far vibrare le mie corde più statiche.

Tutti gli amici che hanno riscaldato il gelo della mia tensione con il calore della loro presenza, in particolare: CLAUDIA, MARCO, PINA, PAOLA, FRANCESCA, DAVIDE, PAOLO, CHRISTIAN, MARCO S., EMANUEL, DANIELE, ELISABETTA, ELEONORA, GIACOMO, ALESSIA, GRAZIELLA, GIULIA, TABITHA, MARCEL.


MAMMA e PAPA’.

lunedì 17 dicembre 2007

Autumn leaves

Il lato più bello dell’autunno, dopo le caldarroste e l’olio nuovo, sono le foglie. Passeggiare lungo viali alberati e nutrire le pupille della scala cromatica creata da schizzi di giallo su macchie di rosso, inebriati dal profumo di terra bagnata e dal piacevole scricchiolìo di foglie morte sotto i piedi. Ripenso ai Soldati di Ungaretti.

Quest’anno, tuttavia, mi sembra che questa gradevole fase intermedia tra i vapori estivi e i ghiacci invernali si sia dissolta nella frenesia dei miei impegni. Mi sono accorta che l’autunno se ne sta andando solo due giorni fa, quando mi sono svegliata baciando fiocchi di neve nel giardino, allucinata dalla candida visione delle colline attorno a casa. Come per magia, la Vernaccia si trasforma in Ciobar, le caldarroste in marron glacé, la bruschetta all’olio nuovo in cappelletti in brodo.
E la mia Peugeot si dà al pattinaggio artistico sul ghiaccio.

AUTUMN LEAVES.

giovedì 13 dicembre 2007

Parentesi riflessiva - Dedicato a te

Qualche giorno fa mia madre ha cercato di scendere le scale saltellando sulla testa. Evidentemente la prova non è riuscita bene, quindi ora sta assumendo la carnagione di un puffo e la sua testa assomiglia a un ananas. Ma grazie a Dio è ancora viva e mi sorride.

Stamattina ho fatto dei biscottini di Natale. Mi hanno chiamata al telefono, ho chiacchierato troppo e i biscotti si sono bruciati. Ma meno male che la nostra dispensa è piena di tante altre cose.

Stasera sono uscita con gli amici e morivo dal freddo perché siamo quasi in inverno e io indossavo una maglietta primaverile. Ma è bello pensare che ho una casa riscaldata.

Tornata a casa, dopo aver mitragliato il fegato con patate fritte e stinco di maiale (povero fegato), avevo una gran sete e ho notato che era finita la mia adorata acqua Levissima. Ma per fortuna non morirò mai di sete perché dal mio rubinetto scorre acqua potabile.

Mercoledì mattina, a quanto pare, mi laureo a Forlì. Mi dispiace molto perché mio fratello non sarà presente, visto che la mattina seguente, a Perugia, si dovrà laureare lui. Ma sono felice perché rischiavamo di laurearci lo stesso giorno, e allora molta altra gente non sarebbe potuta venire alla mia laurea.

Spesso ci resta difficile capirlo, ma... In tutto c'è un motivo per sorridere.


venerdì 7 dicembre 2007

Il rispetto porta rispetto

Questa mattina sono andata a scuola con mia madre. Mia madre è una pianista e insegna musica in una scuola media. Si sa, di solito gli studenti non vedono l’ora che arrivi l’ora di musica (= ora di baccanali e bisbocce).

Siamo arrivate un po’ in ritardo. Regnava quell’instancabile rumorio che tipicamente si diffonde nell’aria quando “la prof non c’è”, finché siamo giunte in classe. Le facce dei piccoli pargoli si dipingono di un pallore tendente al violaceo, mentre i loro occhietti vispi escono dalle orbite raggiungendo la dimensione di palline da tennis, fulminati da quelli di mia madre. Le loro vocine stridule si spezzano in un silenzio funereo. Mia madre li squadra uno a uno con due occhi gelidi, che presto si fissano sul cestino dell’aula, pieno di cartacce. “Cosa – è – quello. Tu e tu, in piedi. A pulire”. Un ragazzino della dimensione di un mezzo hobbit si dirige verso la porta. “E TU DOVE VAI???” Una voce sottile balbetta “A p-prendere la scopa, s-signora professoressa”. Io ridacchio sotto i baffi (che non ho) temendo che mia madre dica da un momento all’altro “e chi parla subirà un bacio di mia figlia che lo infetterà del suo velenoso virus febbrile”. Mi giro per non scoppiare a ridere. I pargoli mi scrutano con uno sguardo di rispettoso ossequio, tra lo sbalordito e l’inquieto, incerti del fatto che io possa veramente essere il prodotto di quella donna. Io, ancor più sbalordita, ammiro la visione di un undicenne che ripete puntigliosamente la lezione precedente, mentre un altro spazza in giro per l’aula e gli altri seguono seduti composti e muti.

Mia madre assegna ai pupilli un lavoro da fare, esce dall’aula, e quei suoi severi occhi artici incrociano il ghiaccio dei miei. E finalmente scoppiamo a ridere.

A quanto pare, gli alunni di mia madre la adorano. Il rispetto porta rispetto, disse qualcuno.





martedì 4 dicembre 2007

L'avido inquilino parassita

Viscido, prepotente, abusivo usurpatore del mio corpo, si insinua in me un malefico virus febbrile. Neanche mio padre, l’esorcista di casa, è riuscito a scacciarlo... pur ricorrendo a ogni possibile strumento a sua portata. Brufen, Minocin, Froben, Iperclean, Xyzal, Tobral, si sono associati invano nel tentativo di risanare il mio lazzaretto di fisico devastato.

Gli occhi iniettati di sangue di fronte alla luce abbagliante dello schermo, i tendini esausti al faticoso affannarsi delle dita tra le lettere della tastiera, la schiena indolenzita alla scomoda consistenza della sedia, gli arti intirizziti alla gelida freddezza dell’aria inutilmente riscaldata dal termoconvettore…
ho capito, spengo il PC e mi infilo sotto le calde coperte del mio letto. Con l'immancabile compagnia del mio avido inquilino parassita.