lunedì 12 novembre 2007

La versatilità del mio volto

Avrei voluto mettere qui delle splendide foto scattate su una Harley Davidson. E lo avrei fatto se in fiera non mi avessero meschinamente rubato la borsa con tanto di fotocamera digitale. Venerdì sera la borsa non c’è più e i miei lineamenti si incrinano increduli (faccia da Pierrot), ma davanti agli altri fingo stoica impassibilità (faccia da Zenone con emorroidi). Nel bagno mi grondano Tzunami dagli occhi (faccia da ritratto di Dorian Gray all'ultimo stadio). Le standiste della Harley mi soccorrono ristabilendo l’equilibrio del mio maquillage devastato (Dorian Gray sotto restauro). Vado a denunciare la scomparsa e mi si infuocano gli occhi (faccia da Mahori con congiuntivite). La borsa è stata ritrovata, ma mancano soldi e fotocamera (faccia da Calimero). Tuttavia, Montale è ancora lì, intatto. Leggo Epigramma e il mio volto a basso consumo torna a brillare.

Per quanto riguarda il mio lavoro a Eicma Moto:

- ho scoperto che sono abbastanza bassa e abbastanza color bianco morte da essere un’icona di bellezza per Chinatown. E i miei occhi sono abbastanza chiari da essere considerata merce di scambio tra gli Emirati Arabi;
- la pasta scotta della Yamaha non regge il confronto con i raffinati buffet scroccati alla Suzuki;
- i cerotti per i calli non sono mai abbastanza;
- i cetrioli antiocchiaie neanche;
- ma nemmeno sette paia di collant (minimo quattordici più uno smalto trasparente);
- il sudore della gente accalcata può implicare la necessità di mascherine antigas.

Non lavorerò mai più in una fiera che non sia ESCLUSIVAMENTE per operatori.

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