domenica 10 febbraio 2008

Per Elisa

Ogni volta che torno da un lavoro in trasferta, amo aprire la mia casella di posta elettronica per vederla intasata di messaggi. Tra tanti messaggi, ce n’è sempre qualcuno di inatteso e di particolarmente interessante. Questa volta, è stato il turno di Elisa. Elisa ed io eravamo nella stessa classe al liceo. Non siamo mai state migliori amiche, né ci siamo mai frequentate oltre le nostre cinque ore mattutine. Ma tra me ed Elisa c’era un’intesa speciale. Mentre io mi dimenavo contro i miei mulini a vento per fare la paladina della giustizia, sapevo che lei era l’unica ragazza che mi appoggiava (ho detto ragazza, Giallo). Sentire la sua silenziosa ammirazione e il suo caldo consenso, scatenava la mia fragorosa anticonvenzionalità e infuocava la mia battaglia già arroventata. Nonostante fossi più piccola di lei, il rispetto che mi portava era disarmante. Mi sosteneva nel dire no quando faceva scomodo, e nel dire sì quando non faceva comodo. Elisa mi ha scritto due splendidi messaggi durante questa mia settimana di assenza, un breve saluto e un suo flusso di coscienza. A un certo punto ha scritto:
"CI SONO TROPPE DISTRAZIONI
TROPPI SPAZI PUBBLICITARI
PERDO LA CONCENTRAZIONE"

In ritorno dal teatrino di paillettes milanese in cui gioco il ruolo di marionetta, queste vaghe parole mi hanno incendiato dentro qualche amara considerazione. Un mondo di poster e cartelloni iridescenti, che sanno del sudore di chi li ha affissi per poche centinaia di euro al mese, i bagni lustrati dalle rumene e le corsie assiduamente spazzolate dai maghrebini impegnati nel raccattare ogni nostro rifiuto. Ex tossicodipendenti che ci consegnano le fatture dei mini sandwich e del succo d’ananas allo stand, anziani analfabeti che girano vestiti da evidenziatori con una radiolina in mano per assicurarsi che non accada non so cosa – come se avessero le forze per intervenire in qualche modo. Storie angosciosamente agghiaccianti che ci camminano dietro le spalle come fantasmi, mentre discutiamo nel soffice autismo delle nostre poltrone a quale bevanda sia meglio associare i pasticcini al cioccolato con scaglie di mandorle. Una scaglia mi va di traverso, e perdo rovinosamente la concentrazione.
Perché alzo gli occhi e mi accorgo che l'impalcatura sopra i riflettori....
è brutta.

2 commenti:

Cristian - 96 - NoveSei ha detto...

Beh, che dire...
Hai perfettamente ragione.
Ho letto il tuo nuovo post durante una pausa dall'organizzazione della mia prossima fiera a Marzo ad Augsburg in Germania... stavo pensando se sia meglio un banner alto 5 metri o il cubo appeso a 6 metri. Il cubo renderebbe di piú ma il banner costa meno e con quello che risparmierei sul banner potrei mettere un plasma più grande... O mettere in frigo una bottiglia di bollicine in più.
E' un mondo opportunista, dove il marketing la fa da padrone e dove a farne le spese sono le persone più deboli che svolgono la propria mansione illuse di essere fortunate avendo la possibilità di farlo. Banner o cubo, Plasma da 42" o da qualche paio di pollici in più, quattrocento Euro che ballano e che aspettano solo di essere immolate in nome del business. Quattrocento Euro che per quelle persone rappresentano il frutto di una settimana di duro lavoro. Che dire, nulla, se non che ancora una volta... hai fatto centro.
Un Abbraccio, Christian.

Uovo Mascherato ha detto...

Non ho la forza necessaria per commentare questo post nonostante lo stia facendo. C'è qualcosa che mi manda in tilt. Come quando la persona con cui stavi ridendo fino ad un minuto fa si fa incredibilmente seria e arrivano degli uomini che ti portano via. C'è un qualcosa che mi manda in tilt, un cavo reciso che finisce(o inizia) con un nodo dentro me, in un punto delicato, il punto da cui percepisco; la musica sintetizzata di un urlo che non voglio sentire. Un odore di plastica bruciata sdraiato dentro polmoni pesanti. Perchè ci sono troppe rappresentazioni attorno a questo post e ho fatto parte di tutte e tutte appartengono al passato. Per questo forse non ho la forza di commentare. di fare collegamenti. E'un misto di nostalgia e ricordi, tortura e pena. Vorrei voltarmi indietro a petto alto e soffiare un ragionamento che dia un senso a tutto ciò. Non è difficile è solo che non ci riesco, penso alle implicazioni, continuo a dire che quello non è un cavo ma una coda, e se mi giro chiudo gli occhi per paura che la riflessione sul passato rifletta il futuro,e, lo so, è terribile, ma anche così non riesco a non avvertire quella sensazione di vertigine.
A tribute to false memories
With conviction
Cheap imitation
Is it fashion or disease?
Post-ironic
Remains a mouth to feed
Sell the rights
To your blight
And you'll eat
(Mr.Bungle Retrovertigo)
è l'evaporazione della curiosità come atto di salvezza dalla via che porta alla follia.