Oh, che bello, finalmente siamo arrivati alla festa dei piccioni… mi sembra di sentirli tubare allegramente ovunque oggi. Beh, in realtà non so neanche perché ci si riferisce agli innamorati chiamandoli “piccioncini”, dev'essere perché quando si maciullano l’uno contro l’altro pubblicamente sono brutti come i piccioni.
Quando penso a un mio eventuale futuro da piccione, mi auguro sempre che tale metamorfosi non coinvolga anche il mio cervello – in fondo, si sa, i piccioni non sono proprio delle aquile. I piccioni di oggi si lasciano infervorare troppo dalle briciole di pane. Amoreggiano svisceratamente dopo il secondo appuntamento e ancor prima di sapere il cognome del proprio compagno piccione, si scambiano regali da ipoteca e si tatuano iniziali sulle braccia, inviano sms zuccherosi e concorrono a chi scrive il TVTNPSDTB più complicato. Si squillano continuamente per assicurarsi di essere ancora vivi quando sono lontani uno dall’altro e si giurano amore eterno recitando involucri di Baci Perugina. Poi, dopo il matrimonio, la picciona va con l’idraulico perché non si sente più apprezzata, e il piccione va con la cameriera perché… mah, perché è carina e basta. Ah, se solo i piccioni avessero un po’ più di pazienza prima di avventarsi sulla prima briciola di pane… se solo la osservassero bene prima. Magari non era pane, ma un cracker stantio. O magari era solo una pallina di polvere.
Personalmente, preferirei un piccione che si dimentichi di S. Valentino, ma che mi porti un tulipano dopo una lunga, ordinaria e dozzinale giornata di lavoro. Un piccione che non mi paragoni a tutto il cerchio celeste delle costellazioni spaziali, ma che apprezzi la banalità dei miei occhi struccati al mio traumatico risveglio mattutino. Un piccione che non mi imbastisca iliadi di melassa, ma che mi sappia dire scusa quando sbaglia. E un piccione che non mi prometta felicità e ricchezze eterne, perché quell’odiosa cattiva sorte arriverà ineluttabilmente. Mia madre mi ricorda sempre che le favole si concludono con il matrimonio, perché se facessero vedere cosa succede dopo non sarebbero più favole. Anche Biancaneve deve stirare i calzini, e la Bella deve vedersela con la Bestia.
I miei non hanno mai festeggiato S. Piccioncino, eppure serbano quella magica formula che permette loro di abbracciarsi dopo ogni litigio, di andare a prendersi una birra insieme di nascosto, di divertirsi come bambini davanti a un film di Troisi, di tenersi la mano per attraversare la strada, di sorridere affettuosamente ai difetti dell'altro.
Ed è quella, è la loro formula che voglio rubare.
Ed è quella, è la loro formula che voglio rubare.

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