Ieri una persona che amo molto mi ha detto che invidia la mia grinta. Sono rimasta un po’ a riflettere. “Mia” e “grinta” sono due parole che in passato pensavo non potessero mai essere collocate insieme. Grinta è una parola che mi piace, un po’ onomatopeica, con tutte quelle consonanti gutturo-liquido-dentali, mi riporta al ringhio di un cane rabbioso – anzi, arrabbiato. È quel “mia” che mi fa pensare… Ho passato un’adolescenza a nascondermi dal mondo credendomi brutta e a sgranocchiare carotine scondite credendomi grassa. Arrivata a Forlì piagnucolavo e volevo chiamare "Rufinaaaaaa!" (la mia governante) perché non sapevo come si lavava un pavimento (con lo scottex?), né sapevo che la lavatrice mi avrebbe tirato il suo più classico tiro mancino (sempre colpa della sinistra) trasformando la mia biancheria in “coloreria” dopo il mio primo tentativo di lavaggio. Volevo la mamma perché la mie coinquiline fumavano copiosamente dentro casa, inquinandomi narici e polmoni. Volevo il papà, perché tornare in quella casa a piedi la sera dopo lezione mi metteva paura. Volevo la nonna, perché non sapevo che i carciofi andavano puliti prima di essere cucinati (lezione di vita: si mangia il cuore, non tutto il carciofo). Poi volevo lasciare la scuola per interpreti dopo aver fatto rovinosamente schifo al primo esame (francese scritto, prof. Costantini.. aah, che uomo). Frignavo perché mi avevano rubato i soldi all’università e mi veniva da piangere ogni volta che pioveva.
Che GRRRRRINTA, ragazzi!
Dopo tante analoghe vicissitudini, l’ultima volta che mi sono pianta addosso qualcuno mi ha chiamata “femminuccia” e mi sono rivoltata. Mai, e dico MAI, toccare il mio Orgoglio maschile. A volte grinta è cercare di spingere 35 chili mentre sai che la tua fragile massa muscolare femminile non ne ha mai sopportati più di 20 (uomini, tranquilli, sto usando un tu impersonale). Inoltre, quel saccente spaccone del mio Sennodelpoi mi ha saccentemente e spacconamente insegnato che i problemi sono come le montagne che vedevo dall’aereo… viste da lontano, sembrano così piccole che mi sembra di poterle schiacciare. E il mio Orgoglio maschile mi ha insegnato a non darla vinta a quello strafottente di Sennodelpoi, ma di sforzarmi a creare un Sennodelladesso.
Che GRRRRRINTA, ragazzi!
Dopo tante analoghe vicissitudini, l’ultima volta che mi sono pianta addosso qualcuno mi ha chiamata “femminuccia” e mi sono rivoltata. Mai, e dico MAI, toccare il mio Orgoglio maschile. A volte grinta è cercare di spingere 35 chili mentre sai che la tua fragile massa muscolare femminile non ne ha mai sopportati più di 20 (uomini, tranquilli, sto usando un tu impersonale). Inoltre, quel saccente spaccone del mio Sennodelpoi mi ha saccentemente e spacconamente insegnato che i problemi sono come le montagne che vedevo dall’aereo… viste da lontano, sembrano così piccole che mi sembra di poterle schiacciare. E il mio Orgoglio maschile mi ha insegnato a non darla vinta a quello strafottente di Sennodelpoi, ma di sforzarmi a creare un Sennodelladesso.
E Sennodelladesso mi dice che niente che in questo mondo valga la pena avere si ottiene facilmente.
P.S. Si sarà capito qualcosa in questo mio disorganico gioco di voci interiori?
P.P.S. Le carotine sono più buone fritte.
P.P.S. Le carotine sono più buone fritte.

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