domenica 17 febbraio 2008

La spesa - 1° parte


Il sabato mattina vado spesso a fare la spesa, quella grossa. È bello fare la spesa. Al reparto frutta e verdura c’è sempre la vecchietta che pesa l’insalata pigiando il tasto dei cavolfiori (perché è furba). Al banco frigo il bambino con i capelli rossi che ulula tediosamente perché vuole kinder happy hippo, kinder pinguì, kinder maxi king e kinder paradiso (la fetta al latte no che è troppo sana) e ci si sforza di raggiungere qualche stadio di isolamento mentale buddista per evitare di infilargli un ananas in bocca. Al banco dei salumi ci sono sempre quei 47 minuti di attesa durante i quali si può perfezionare il più sensuale sguardo da vacca da latte che contempla il treno che passa. Poi si passa all’inevitabile scorta di prodotti in offerta, come i croccantini per cani al gusto di manzo e verdurine a forma di casette colorate (in caso un giorno volessimo comprare un cane) o i Pampers baby dry con il 30% di sconto (prima o poi si dovrà fare un figlio, no?). Alle casse, invece, quei 183 minuti di fila ci permettono di terminare l’ultimo sudoku incompiuto e di tergiversare giocondamente con la vicina di carrello con la permanente che sembra un porcino ricoperto di muschi e licheni (anche per l’odore). Poi, dopo lo scontrino inceppato, la signora che deve andare a ripesare l’insalata perché c’è un prezzo del cavolfiore, il barattolo delle olive che perde salamoia, il vecchietto che chiede alla cassiera di cercargli se ha 87 centesimi nel borsellino che lui non ci capisce, il bancomat che non funziona e il resto sbagliato, si può uscire - rigorosamente piroettando come un hare krishna munito di mega cimbalo e tamburello.

Ma è ora che arriva la parte importante. Così importante, che dovrò dedicarle un inserto a sé stante.

2 commenti:

Uovo Mascherato ha detto...

e tu ti lamenti? Qui vai da sainsbury ed esci in meno di cinque minuti poi guardi a cosa hai comprato, ripensi alle alternative del supermercato(non valide) e a cosa avresti potuto comprare in Italia allo stesso prezzo compari la qualità e inizi a piangere disperatamente sulla spalla dell'immancabile tossico che all'uscita di ogni supermercato vende numeri di The Big Issue per vedere quanta gente ignora i suoi problemi e ricordarsi che nonc'ènulladafareormaiciseidentrofinoalcollo.
Non lamentarti! un giorno potresti fare la spesa precipitevolissimevolmente(è sin da quando ho saputo che è la parola più lunga che ho voluto usarla!) e accogerti che anche se fossi vissani non saresti in grado di tirare fuori un sapore degno di questo nome dai tuoi ingredienti.

- Mari - ha detto...

Giallo carissimo, io non mi lamento affatto. Al contrario. Fare la spesa è un'esperienza talmente elettrizzante che appena torno a casa mi ingozzo come un cinghiale e mi lavo con ettolitri di sapone per poter tornare al supermercato quanto prima. Comunque credevo che l'avverbio precipitevolissimevolmente fosse un'invenzione di Cristina D'Avena.. Sei il solito, infrangi sempre i miei dolci retaggi babbonataleschi.