Ricordo che la nonna amava guardare il telegiornale, e guai a chi interrompeva il telecronista mentre descriveva la forma dei massi che ricoprivano i poveri corpi delle vittime del terremoto. E i diciottenni schiantati ubriachi, il nonno che uccide il nipote, il bambino abbandonato, il camion ribaltato, la desolazione dello Tzunami. Come per magia, il mal di schiena si dissolveva, l’artrite si addolciva, la pressione si stabilizzava, la pensione aumentava. A volte le disgrazie altrui ci aiutano ad apprezzare la nostra fortuna. Ci aiutano a sentirci più forti, più sicuri, più ricchi. Da tutto ciò ho dedotto la nostra bizzarra e deliziosamente egocentrica visione della vita, secondo la quale è più piacevole gioire dei fallimenti che dei successi altrui. Il flusso degli eventi diventa così un lungo metro di misura della nostra fortuna: se a un incognito x va tutto bene, io sono un povero derelitto. Ma se gli va male, in fondo non posso lamentarmi della mia condizione. Mi piace chiamarla “la dura legge dell’ego”, che ci rincuora e ci rinvigorisce, e che nel contempo ci devasta e ci logora, sgranocchiandoci le spalle che si fanno sempre più strette e curve. È questo il decadente percorso che trasforma i belli in vanesi, le magre in anoressiche, gli abbienti in avidi, gli ambiziosi in arrivisti, i talentuosi in megalomani, gli intelligenti in presuntuosi, i colti in saccenti. E il nostro apparente arricchimento ci deturpa di ogni previa prosperità, lasciandoci soli con il nostro deserto ego patinato.
Zitti, che comincia il TG.
Zitti, che comincia il TG.

2 commenti:
Amen.
Mari .. non fermarti, scrivi ancora. Grazie!
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