lunedì 14 aprile 2008

Ma è bello ciò che piace

In questi giorni ho avuto modo di meditare su quanto possa influire la visione degli altri sulla nostra visione del mondo. È il principio infallibile della moda. Non importa che la nostra acconciatura assomigli a un lampadario o i nostri stivali siano decorati con marmotte morte, perché siamo squisitamente alla moda. Se qualche anno fa tutti trovavano adorabili le zampe di elefante, ora siamo tutti amanti degli struzzi e i nostri pantaloni devono risucchiarci le caviglie per essere belli. Il nostro equilibrio si sposta come il nostro punto vita, che passa dall’ascellare al sacrale con una rapidità spaziale. La massa segue la massa, inseguiamo ideali celestiali come la pace del mondo e appendiamo la bandiera dell’arcobaleno accanto all’antenna parabolica, come tanti figli dei fiori appassiti. Seguiamo il principio dell’uguaglianza e della parità dei compensi, perché tutti possano essere sullo stesso livello, non importa che tu ti sia fatto il mazzo per diventare qualcuno o che l’unico mazzo che tu abbia mai visto sia quello delle carte. Mangiamo sushi, tofu, soia, e ogni tanto anche un po’ di sabbia del giardino zen, perché è troppo in. E ancor più a fondo, troviamo il nostro nobile principio dell’ingordigia: tutto quello che hai tu, devo avere anche io. Non ci sentiamo sicuri del nostro giudizio né del nostro gusto, abbiamo costantemente bisogno della conferma della rassicurante opinione altrui, di qualcuno che detti la moda per noi, di qualcuno che ci rappresenti, che ci guidi. (a proposito, presidente siamo con te).
Tutto questo per dirvi che le ciabatte da infermiere colorate in tinte da evidenziatori indossate sopra i calzini altrettanto antinebbia, fanno veramente schifo, ragazze.

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